Prova a fare un esperimento mentale. Pensa all’ultimo contratto d’affitto che hai firmato. Ricordi l’articolo 7? No. Hai firmato dove c’era la crocetta, punto.
Il codice etico aziendale, per la maggior parte delle persone che lavorano da te, è esattamente questo: un articolo 7. Un documento che si firma per entrare e che nessuno legge per capire dove è entrato.
E qui molti founder si arrabbiano un po’. Ci hanno messo mesi a scriverlo, hanno coinvolto un legale, hanno cesellato ogni frase per essere inattaccabili in caso di controllo, e il risultato è un PDF che vive tra la cartella “Contratto” e la cartella “Buste paga” nel drive aziendale, mai più aperto da nessuno.
Ma la colpa è del modo in cui è scritto.
Qui arriva l’ancora vera, quella che fa più male di tutte: un codice etico scritto per tutelare l’azienda in tribunale e un codice etico scritto per orientare le persone ogni giorno sono due testi completamente diversi, anche se nella pratica proviamo a farli stare nello stesso documento. Il primo deve essere preciso, esaustivo, blindato. Il secondo deve essere chiaro, memorabile, usabile alle nove di mattina quando devi decidere se accettare quel regalo da un fornitore o no.
Il problema è che quasi sempre scegliamo di scrivere solo il primo. Poi ci stupiamo che nessuno lo interiorizzi.
Pensaci come una ricetta di famiglia. Quella della nonna, tramandata a voce, con dosi “a occhio” e un paio di trucchi non scritti da nessuna parte: la fai e la rifai, la conosci a memoria, la correggi mentre cucini. Il codice etico, invece, lo trattiamo come il libretto di istruzioni della lavatrice: lo consulti una volta, lo richiudi, e speri di non doverlo mai più riaprire. Nessuno impara a memoria un libretto di istruzioni. Tutti, prima o poi, ripetono a memoria una ricetta di famiglia.
La differenza sta nella forma in cui arriva e in quante volte la incontri prima di farla tua.
Cosa fare, concretamente, senza riscrivere tutto da zero.
Non devi buttare il documento legale: quello resta, serve, tienilo dov’è. Ma affianca a quel testo qualcos’altro: un formato pensato apposta per essere letto e riletto, non firmato una volta e archiviato.
Può essere un PlayBook illustrato che racconta i valori con episodi concreti invece che con princìpi astratti. Possono essere adesivi o quadretti che tengono un principio visibile nello spazio fisico dell’ufficio, non sepolto in una cartella. Può essere un gioco da tavolo che fa emergere un dilemma etico durante una pausa pranzo, invece che durante un corso obbligatorio di formazione.
L’obiettivo è dare al documento legale un corpo che le persone possano incontrare più di una volta, in un contesto in cui hanno voglia di starci, ben oltre il giorno della firma.
Il codice etico che nessuno legge è un documento nel formato sbagliato, per il pubblico sbagliato, nel momento sbagliato. Cambia formato, momento e pubblico, e scopri che quelle stesse parole possono diventare qualcosa che le persone citano tra loro.
Se vuoi vedere come abbiamo affrontato questo esatto problema con un’azienda vera, dai un’occhiata al caso Gruppo DE: partiva da un codice etico perfetto sulla carta, e completamente invisibile nella pratica quotidiana.
Per approfondire nel Glossario delle dinamiche di team: Doppio standard e Promesse non mantenute.