Ogni gennaio milioni di italiani iniziano una dieta. Motivatissimi. Frigorifero svuotato, abbonamento in palestra, la app che conta le calorie. Poi arriva febbraio, e la dieta è dove sono finiti tutti i buoni propositi: in un cassetto, insieme al calendario dell’anno prima.
Il corso di formazione sui valori aziendali fa lo stesso identico percorso, solo più veloce. Esci dall’aula carico, hai capito tutto, ti è pure piaciuto. Il lunedì dopo sei di nuovo alla scrivania, con la scadenza delle tre e il collega che ti chiede una cosa urgente, e quello che avevi capito benissimo in aula è già sfocato. Non perché tu sia distratto: perché nessuno ha preparato il terreno prima di piantarci sopra il seme.
Il problema non è la qualità della formazione. Il problema è che la trattiamo come un evento, quando dovrebbe essere un’infrastruttura. Un corso arriva, illumina, se ne va. La cultura aziendale, quella vera, invece resta: è fatta di parole che usate tutti allo stesso modo, di cose che rivedete abbastanza spesso da non dimenticarle, di un principio che torna utile proprio nel momento in cui ti serve e non tre mesi prima in un’aula.
C’è anche un motivo più subdolo per cui un messaggio “dall’alto” scivola via: si chiama reactance, ed è la tendenza automatica a ignorare qualcosa proprio perché arriva da una fonte che percepisci come distante o autorevole. Non è pigrizia. È un riflesso. Per questo un valore scritto nel PDF aziendale e firmato dalla direzione parte già in svantaggio, prima ancora che tu lo legga.
Ecco perché negli Osmosetti non c’è mai scritto “la direzione promuove la trasparenza a tutti i livelli organizzativi”. C’è, molto più modestamente, un adesivo sulla scrivania che ti fa una domanda scomoda, o una vignetta nel PlayBook che ti prende un po’ in giro mentre ti dice la stessa cosa. Non perché siamo simpatici (anche, ma non solo): perché un oggetto che rivedi ogni giorno, in un momento normale della tua giornata, aggira la reactance semplicemente non sembrando mai un ordine dall’alto.
La cultura aziendale non è quello che si dice una volta in aula con l’entusiasmo giusto. È quello che resta a disposizione tutti i giorni, nel momento esatto in cui ti serve, detto in un modo che non ti fa venire voglia di alzare gli occhi al cielo.
Ne abbiamo parlato più a fondo in un’intervista sul terzo numero di Sweet Spot Magazine, se vuoi andare oltre i limiti di un articolo di blog.