Ogni azienda in Italia con più di qualche dipendente ha un codice etico. Chiedete a chiunque ci lavori di riassumerlo a memoria. Il silenzio che segue è la risposta.
Chi lo scrive è di solito un ottimo consulente legale. Un documento pensato per resistere a un audit e un documento pensato per essere letto una sera prima di dormire sono due oggetti diversi, anche se in molte aziende si chiede al primo di fare il lavoro del secondo.
Il risultato è prevedibile: il codice etico viene consegnato il primo giorno, firmato per ricevuta, e archiviato. Da quel momento esiste solo come prova che esiste, senza orientare davvero un comportamento quando le cose si complicano.
Qui entra la parte scomoda. Se un valore aziendale non viene mai richiamato, discusso, o messo in pratica in modo visibile, per le persone che ci lavorano semplicemente non esiste. Non perché siano cattive persone, perché nessun cervello umano ricorda un pdf letto una volta sola sotto pressione, nel mezzo dell’onboarding, insieme a contratto e badge.
La soluzione è separare le due funzioni: da una parte il documento che serve per essere in regola, dall’altra uno strumento (un PlayBook, delle illustrazioni, un oggetto fisico) che quello stesso valore lo racconta in un linguaggio che le persone vogliono davvero leggere, e che ritrovano più volte. Accorciare il codice etico o aggiungere un altro corso da seguire con la webcam spenta lascia il problema dov’era.
Se il tuo codice etico esiste solo in un pdf da firmare, probabilmente sai già come va a finire. La domanda utile è con cosa sostituire il momento in cui qualcuno dovrebbe ricordarselo.
Per approfondire nel Glossario delle dinamiche di team: Doppio standard e Promesse non mantenute.